January 17,
2019
(Foto by Roberto Sigismondi)
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> Conservati nella navata della chiesa abbaziale, gli affreschi di San Pietro in Valle possono essere definiti gli affreschi romanici più antichi dell'Umbria. Questo ciclo di affreschi viene infatti datato alla fine del XII sec. e più precisamente intorno al 1190. Ignota la committenza (forse il papato) mentre certa è la realizzazione da parte di una Scuola Romana. Grazie ad un frammento che rappresenta il committente e il "pittore" viene ipotizzata la mano stessa dei monaci benedettini che qui vivevano. Il ciclo di affreschi è diviso in Storie dell'Antico Testamento (lato Nord) e del Nuovo Testamento (lato Sud). Nel catino absidale un Cristo Pantocratore sovrasta La Madonna e San Benedetto da Norcia, con la Regola in mano, contornati dagli eremiti siriaci che si insediarono in Valnerina e a Spoleto. Gli affreschi della navata presentano un netto distacco dai canoni dell'arte bizantina (immobilismo dei corpi, volti ieratici, proporzioni gerarchiche, ecc..) e anticipano in molti casi le tendenze dell'arte romanica matura del XIII sec dettata dal Cavallini. Si può notare sia nella scena “Ultima Cena” che in quella “Ritorno dei Magi” una primitiva introduzione di profondità prospettica data dalla suddivisione dello spazio in primo e secondo piano. Altra innovazione è l'introduzione del naturalismo con piante, animali e paesaggi ispirati anche alle figure rappresentate sui sarcofagi classici qui conservati. E' parere univoco degli storici dell'arte ipotizzare che sia il Cavallini che Giotto abbiano osservato e studiato a fondo gli affreschi dell'Abbazia di San Pietro in Valle per realizzare i loro futuri lavori. E' storicamente accertato che il cantiere pittorico di San Pietro in Valle sia stato il più grande cantiere dell'Umbria fino alla costruzione della Basilica di San Francesco in Assisi.
(Foto di Roberto Sigismondi)


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