Places and products of excellence in Umbria, Italy
> THE BUFALINI CASTLE
After the battle of Anghiari of 1440, which stops the expansion of the Visconti of Milan towards Central Italy, in the Alta Valle del Tevere the border between the Papal States and the Florentine Republic is established. The villa of San Giustino becomes a frontier place and its medieval fortress, owned by the Ghibelline family of the Dotti di Sansepolcro, becomes a strategic outpost for the defense of the territory of Città di Castello. Assaulted, burned and destroyed several times the fortress between 1487 and 1492 becomes the property of Niccolò di Manno Bufalini of Città di Castello, which transforms it into a large fortress designed by the Roman architect Mariano Savelli and the indications of Giovanni and by Camillo Vitelli, men of arms and experts in military architecture.

Niccolò di Manno Bufalini, consistorial lawyer in utroque iure, count palatine in the service of the Popes, completes the work of the factory around 1500 with the use of the Lombard masters of Città di Castello and Citerna. The new quadrangular fortress with four corner towers presents the characteristics of the military architecture of the transit period in which medieval elements of the plumbing defense coexist, such as the crowning of corbels, with others of modern defensive defense with the use of gunpowder . Beginning in 1530, Abbot Ventura and his brother Giulio Bufalini transformed the fortress into a fortified palace with large loggias and various rooms distributed around an internal courtyard with two porticoed sides designed by Giovanni di Alesso, called Nanni Unghero (Florence 1490- ca.1546), Florentine architect of the Sangallo circle, at the service of the Grand Duke of Tuscany Cosimo I.

The works ended around 1560, close to the feudal investiture of the county of San Giustino, granted in 1563 by Pope Pius IV to Giulio Bufalini and his son Ottavio, who married the Milanese princess Dorotea Ferreri, nephew of St. Charles Borromeo.

For internal decoration the Bufalini brothers call Cristofano Gherardi, (San Sepolcro 1508-1556), a whimsical and refined Mannerist formation painter who, between 1542 and 1552, painted mythological fables with grotesque decorations in the main tower, in the Sala degli Dei and in the Apollo Room. In the room of the Facts of the Romans, on the first floor of the building, the painter embeds episodes of the glorious history of Rome within a refined stucco decoration, of archaeological taste taken from the Domus Aurea. In the Prometheus Room, on the ground floor, depicts the myth of Prometheus and Pandora. During the last decade of the seventeenth and early eighteenth centuries, with the project of the architect-painter Giovanni Ventura Borghesi (Città di Castello, 1640- 1708), the Bufalini palace, already the center of a large farm, was renovated as a pleasant country villa, with a replanted "Italian" garden, irrigated by the waters of the Vertola river through an underground conduit and a monument. In the garden of the Castle there are the main varieties of fruit, citrus fruits with lemon, ragnaia, rare flowers, medicinal herbs, vegetables and a labyrinth implanted in 1692.

On the occasion of the marriage of the first born Marquis Filippo I Bufalini with the Marquise Anna Maria di Sorbello (1700-1701) fine works of art of late baroque style are realized, such as the monumental fresco of the Sala del trono, which celebrates the nobility of the Bufalini, who have become marchesi, or the Gallery of portraits, delightful antechamber of the private apartment of Philip I in the main tower. Also Giulio III and Niccolò II, brothers of Filippo I, commissioned pictorial and decorative cycles (the monumental canvases by Mattia Battini of the Sala del trono, the Stucco Room with the Stories of the Women Strong of Antiquity). In 1789 a violent earthquake caused the collapse of the ancient bell tower and the building's elevations (mezzanines, apartment and dovecote of the main tower, armory). In order to compensate for the enormous damage, the Marquis Filippo II obtained permission from the Pope to dispose of a large part of the collection of works of art and family furniture remained bound by the fidecommessi, thus causing the dispersion in the antiquarian market even of great masterpieces . Faced with this dispersion, the Castle is one of the few historic houses that preserves most of the furnishings, consisting of an archaeological collection and paintings, furniture, historical fabrics, various ornaments, ceramics and crystals, which suggest the atmosphere of an environment lived by an ancient Umbrian family, with characters who have established themselves in the military, ecclesiastical, literary and juridical fields at the service of the Pontifical State, the Medici, Farnese, Colonna, Estensi and even Spain, England and above all France, facilitated by the kinship with Cardinal Giulio Mazzarino.

The collection also includes interesting works of art from the collection of Cardinal Giovanni Ottavio Bufalini (1709-1782), bishop of Ancona, a refined art lover collector, already housed in the Family Gallery of Palazzo Bufalini in Città di Castello and received San Giustino at the beginning of the twentieth century. The uniqueness of the Bufalini castle is also constituted by the existence of the family archive, one of the most important private archives in Italy, while its garden with labyrinth is a rare example of an "Italian" garden in Umbria.
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> IL CASTELLO BUFALINI
Dopo la battaglia d’Anghiari del 1440, che arresta l’espansione dei Visconti di Milano verso l’Italia Centrale, nell’Alta Valle del Tevere si stabilisce il confine fra lo Stato Pontificio e la Repubblica Fiorentina. La villa di San Giustino diventa un luogo di frontiera ed il suo fortilizio medievale, di proprietà della famiglia ghibellina dei Dotti di Sansepolcro, diventa uno strategico avamposto militate per la difesa del territorio di Città di Castello. Assalito, incendiato e distrutto varie volte il fortilizio fra il 1487 ed il 1492 diventa di proprietà di Niccolò di Manno Bufalini di Città di Castello, che lo trasforma in un’ampia fortezza su progetto dell’architetto romano Mariano Savelli e le indicazioni di Giovanni e di Camillo Vitelli, uomini d’armi ed esperti in architettura militare.

Niccolò di Manno Bufalini, avvocato concistoriale in utroque iure, conte palatino al servizio dei Papi, porta a compimento l’opera della fabbrica intorno al 1500 con l’impiego dei maestri lombardi di Città di Castello e di Citerna. La nuova fortezza a pianta quadrangolare con quattro torri angolari presenta le caratteristiche dell’architettura militare del periodo di transito in cui convivono elementi medievali della difesa piombante, come il coronamento a beccatelli, con altri della moderna difesa radente con l’uso della polvere da sparo. A partire dal 1530 l’abate Ventura ed il fratello Giulio Bufalini trasformano la fortezza in un palazzo fortificato con ampie logge e varie stanze distribuite intorno ad un cortile interno con due lati porticati su progetto di Giovanni di Alesso, detto Nanni Unghero (Firenze 1490-ca.1546), architetto fiorentino della cerchia dei Sangallo, al servizio del granduca di Toscana Cosimo I.

I lavori si concludono intorno al 1560 a ridosso dell'investitura feudale della contea di San Giustino, concessa nel 1563 da papa Pio IV a Giulio Bufalini ed al figlio Ottavio, che sposa la principessa milanese Dorotea Ferreri, nipote di S. Carlo Borromeo.

Per la decorazione interna i fratelli Bufalini chiamano Cristofano Gherardi, (San Sepolcro 1508-1556), estroso e raffinato pittore di formazione manierista che, fra il 1542 ed il 1552, dipinge favole mitologiche con decorazioni a grottesca nella torre maestra, nella Sala degli Dei e nella Stanza di Apollo . Nella stanza dei Fatti dei Romani, al primo piano dell’edificio, il pittore incastona episodi della gloriosa storia di Roma entro una raffinata decorazione in stucco, di gusto archeologico ripreso dalla Domus Aurea. Nella Stanza di Prometeo, al piano terra, raffigura il Mito di Prometeo e di Pandora. Durante l’ultimo decennio del seicento ed i primi del settecento, con il progetto dell’architetto-pittore tifernate Giovanni Ventura Borghesi (Città di Castello, 1640- 1708), il palazzo Bufalini, già centro di una grossa fattoria, viene ristrutturato come amena villa di campagna, con un reimpiantato giardino “all’italiana”, irrigato dalle acque del fiume Vertola tramite un condotto sotterraneo ed una reglia. Nel giardino del Castello sono presenti le maggiori varietà di frutta, agrumi con limonaia, la ragnaia, fiori rari, erbe officinali, ortaggi ed un labirinto impiantato nel 1692.

In occasione del matrimonio del primogenito marchese Filippo I Bufalini con la marchesa Anna Maria di Sorbello (1700-1701) si realizzano pregevoli opere d’arte di gusto tardo barocco, come il monumentale affresco della Sala del trono che celebra la nobiltà dei Bufalini, divenuti marchesi, o la Galleria dei ritratti, deliziosa anticamera dell’appartamento privato di Filippo I nella torre maestra. Anche Giulio III e Niccolò II, fratelli di Filippo I, commissionano cicli pittorici e decorativi (le tele monumentali di Mattia Battini della Sala del trono, la Stanza degli stucchi con le Storie delle donne forti dell’antichità). Nel 1789 un violento terremoto provoca il crollo dell’antico campanile e delle sopraelevazioni dell’edificio (mezzanini, appartamento e colombaia della torre maestra, armeria). Per risarcire l’ingente danno il marchese Filippo II ottiene dal Papa l’autorizzazione ad alienare buona parte della raccolta di opere d’arte e dell’arredo mobile di famiglia rimasti vincolati dai fidecommessi, causando così la dispersione nel mercato antiquariale anche di grandi capolavori. A fronte di questa dispersione il Castello è una delle poche dimore storiche che conserva gran parte dell’arredo di pertinenza, costituito da una raccolta archeologica e di dipinti, da mobili, tessuti storici, vari oggetti di ornamento, ceramiche e cristalli, che suggeriscono l’atmosfera di un ambiente vissuto da un’antica famiglia umbra, con personaggi che si sono affermati in ambito militare, ecclesiastico, letterario e giuridico al servizio dello Stato Pontificio, dei Medici, dei Farnese, dei Colonna, degli Estensi e perfino dei reali di Spagna, d’Inghilterra e soprattutto di Francia, agevolati dalla parentela con il cardinale Giulio Mazzarino.

La raccolta comprende anche interessanti opere d’arte provenienti dalla collezione del cardinale Giovanni Ottavio Bufalini (1709-1782), vescovo di Ancona, raffinato collezionista amante dell’arte, già conservate nella Galleria di famiglia del Palazzo Bufalini di Città di Castello e pervenute a San Giustino all'inizio del novecento. L’unicità del castello Bufalini è costituita inoltre dall'esistenza dell’Archivio di famiglia, uno fra i più importanti archivi privati d’Italia, mentre il suo giardino con labirinto è un raro esempio in Umbria di giardino “all'italiana”.

 

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